129 - Lo Straniero
E’ già giorno avanzato, ma la pioggia
tormenta oggi quest’angolo di terra
e sembra buio, quaggiù, di piena notte.
Sapevo che sarebbe giunto, da oriente,
col sorriso sulle labbra, apparendo
improvviso come una scoperta,e che avrebbe
parlato una lingua a me nota: le sue parole
sono linfa ai miei desideri, come
ispirazione a quei sogni che non oso sognare
e un’ora è ormai per la vita. Troppo breve,
troppo breve è quel suo sorriso!
Egli parla una lingua a me nota:
nelle sue parole trovo la conferma
alla mia verità. Se tutti, se ognuno non volesse
credere alle sue mani pure ed al suo sguardo dritto,
lui che viene da oriente con il sole,
io credo in ogni sua parola e saprò leggere
anche quello che non dice.
E’ entrato nella mia casa e l’ha rischiarata
come sapevo avrebbe fatto, riempiendo
di vita il silenzio della mia solitudine.
Conosco il suono della sua voce che sembra
portare nell’aria il sibilo del vento dei monti,
il rumore delle onde, il vibrare di corde
di un concerto gentile e a me noto.
Le sue parole rotolano come perle
che inseguo facendone la collana più bella
da posare sul mio cuore.
Più frizzante del vino che spilleresti
dalla tua botte migliore, dalla quale
scenderebbe sprizzando gocce come faville
profumando l’aria del suo aroma raro
come il balsamo più prezioso dell’oriente,
più caldo del fuoco davanti al quale siedi,
lo scintillio dei suoi occhi ne farebbe
impallidire le fiamme e sembrare
cenere la brace. Così è il mio amore.
I suoi gesti sono ampi e tranquilli
e calme le sue mani, come rami appena scossi
da una brezza leggera. Seguono attente
la corsa senza scosse del suo pensiero
che volteggia, in arabeschi armoniosi
sui quali scivolo senza fatica. Ogni immagine
mi si presenta chiara, come se io la vedessi
con questi occhi e in questo istante:
al di là della nebbia dei suoi ricordi
sono entrata nella sua mente.
Non solo il pane spezzerò per lui,
ma lo addolcirò al mio miele e verserò
nella sua coppa il vino prezioso
che ha il colore del rubino più puro,
e stenderò tappeti della lana più soffice
per rendere sereno il suo riposo,
perché credevo d’essere sola a desiderare,
a vivere, a sperare: ora egli esiste.
I suoi occhi non sono velati dalla paura
che altri hanno di ciò che non possiedono.
E’ lo splendore della vita che dai suoi occhi
si diffonde ad illuminare il mondo.
Egli non si cela ai bagliori del sole
come coloro che immersi nella notte
hanno gli occhi feriti dalla luce.
Ora sono felice e nulla
potrei desiderare oltre questo istante:
essere amata dall’unico
che parli la mia lingua e mi comprenda.
130.
Mon esprit qui ne connaît pas les remords,
qui est encore comme l’âme enfantine
qui sait écouter elle-même
sans peur et sans merveille,
mes nerfs à fleur de peau
qui, moi seulement, je les aime,
ma sincérité blessée qui m’est toujours
si chère, la femme que j’étais
et que je suis devenue
si vous aimez tout cela,
si vous me comprenez,
alors, je peux enivrer mon cœur
à vos regards, et vous donner
le pauvre cadeau de ma jeunesse.
C’est tout ce qui m’appartient,
hélas !
131.
Quanto mi costi, amara libertà,
quando ti pago con le tiepide
gocce del mio sangue!
C’è nel respiro delle mie giornate
questo desiderio ardente d’assoluto
che pago con le grida soffocate
e il peso delle notti solitarie.
Amara libertà, quanto mi costi!
Quando con queste mani traccio il solco
della mia vita ed alzo il capo
piena d’orgoglio per le mie fatiche,
mi guardo e soffro delle mie ferite.
Amara libertà , quanto mi costi!
Io sola sono mia madre, mio figlio,
mio marito, amica e mia nemica,
e persa fra la gente riconosco
la mia luce quando la incontro in altri occhi.
Amara libertà, quanto mi costi!
Padrona di me stessa o schiava
di tutti, delle nostre menzogne, comprata
mille volte e mille volte venduta?
Ma in fondo all’anima non sarò mai vinta.
Amara libertà, quanto mi costi!
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